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	<title>PMA &#8211; PCOS NonSeiSola®</title>
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	<title>PMA &#8211; PCOS NonSeiSola®</title>
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		<title>SCOPERTA (FINALMENTE!)  LA CAUSA DELLA PCOS</title>
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				<pubDate>Tue, 26 Jun 2018 12:17:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[dott.ssa Roberta Rodà]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[PCOS]]></category>
		<category><![CDATA[PMA]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Già da tempo, circa dal 2005, si sospettava che la PCOS venisse in qualche modo...</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>Già da tempo, circa dal 2005, si sospettava che la PCOS venisse in qualche modo innescata nel feto già durante la gravidanza. Adesso, grazie a Paolo Giacobini (<a href="http://hypothalamus.eu/giacobini/">http://hypothalamus.eu/giacobini/</a>) ed ai suoi colleghi del French National Institute of Health and Medicine ne abbiamo la prova ultima.</p>
<p>Pare dunque che la sindrome dell’ovaio policistico sia causata dall’esposizione a livelli troppo alti di un ormone, l’ormone antimuelleriano. Molte di noi conoscono già questo nome. Spesso ci viene dosato prima di iniziare una qualunque cura o trattamento per la fertilità.</p>
<p>Nel nostro gruppo Facebook e anche in quello PMA è piuttosto comune che una nostra utente condivida i risultati delle sue analisi del sangue. Avete mai fatto caso ai nostri valori di AMH (appunto ormone antimuelleriano)? Se non lo avete fatto, ve lo facciamo notare noi. I nostri livelli di questo ormone sono molto più alti della norma, di circa il 30%.</p>
<p>Quando io stessa mi sono sottoposta a questo esame del sangue ed ho ottenuto un risultato piuttosto alto mi sono sentita rincuorata. Spesso questo ormone viene usato come ago della bilancia per definire il grado di fertilità di una donna insieme ad altri pochi parametri. Nel gergo della PMA (procreazione medicalmente assistita) avere un valore di AMH elevato significa avere un’ottima riserva ovarica. O almeno questa è la credenza comune. In realtà pare che significhi ben altro. Oltre ad essere quasi certamente sinonimo di PCOS potrebbe essere anche sinonimo di difficoltà di concepimento. Proprio per questo motivo si è osservato che le donne affette da sindrome dell’ovaio policistico riescono a rimanere incinte più facilmente dopo i 30 anni, quando, finalmente, il valore di questo ormone inizia a calare.</p>
<p>Gli studi finora condotti hanno portato alla scoperta che un farmaco solitamente usato durante le stimolazioni ormonali, il cetrorelix acetato (un antagonista del GnRH selettivo delle gonadotropine), possa combattere la PCOS fino a farla sparire. Questi studi sono stati condotti su dei topolini da laboratorio e si spera che presto (entro la fine di quest’anno) potranno essere condotti anche quelli sulle donne.</p>
<p>Se però è vero quanto appena confermato dai recenti studi del dott. Giacobini e la PCOS viene innescata nell’utero materno, questo cosa significa per quelle di noi che rimangono incinte ed aspettano una bambina? Che le nostre figlie, così come noi, saranno affette da sindrome dell’ovaio policistico? Pare proprio di sì. Ma questo solo il tempo potrà confermarcelo. Nel mentre restiamo in attesa di nuovi riscontri e certezze da parte della scienza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-321" src="http://www.pcosnonseisola.com/wp-content/uploads/2018/06/savingPNG-1-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.pcosnonseisola.com/wp-content/uploads/2018/06/savingPNG-1-300x300.jpg 300w, https://www.pcosnonseisola.com/wp-content/uploads/2018/06/savingPNG-1-100x100.jpg 100w, https://www.pcosnonseisola.com/wp-content/uploads/2018/06/savingPNG-1-600x600.jpg 600w, https://www.pcosnonseisola.com/wp-content/uploads/2018/06/savingPNG-1-150x150.jpg 150w, https://www.pcosnonseisola.com/wp-content/uploads/2018/06/savingPNG-1-768x768.jpg 768w, https://www.pcosnonseisola.com/wp-content/uploads/2018/06/savingPNG-1-200x200.jpg 200w, https://www.pcosnonseisola.com/wp-content/uploads/2018/06/savingPNG-1-500x500.jpg 500w, https://www.pcosnonseisola.com/wp-content/uploads/2018/06/savingPNG-1-970x970.jpg 970w, https://www.pcosnonseisola.com/wp-content/uploads/2018/06/savingPNG-1.jpg 1024w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Transfer di 2 embrioni di qualità differente: diminuisce la possibilità di impianto?</title>
		<link>https://www.pcosnonseisola.com/2017/05/08/transfer-di-2-embrioni-di-qualita-differente-diminuisce-la-possibilita-di-impianto/</link>
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				<pubDate>Mon, 08 May 2017 07:01:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[dott.ssa Roberta Rodà]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Fecondazione]]></category>
		<category><![CDATA[Fertilità]]></category>
		<category><![CDATA[PMA]]></category>
		<category><![CDATA[blastocisti]]></category>
		<category><![CDATA[embrioni]]></category>
		<category><![CDATA[fecondazione]]></category>
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				<description><![CDATA[<p>Un recentissimo studio di quest’anno sta gettando un’ombra sulla sempre più consolidata pratica di trasferire...</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>Un recentissimo studio di quest’anno sta gettando un’ombra sulla sempre più consolidata pratica di trasferire 2 embrioni anziché uno durante un processo di fecondazione assistita.</p>
<p>La ricerca è durata dal 2009 al 2013 ed ha coinvolto il numero di circa 1.500 embrioni, trasferiti negli uteri delle donne che si erano sottoposte a procreazione medicalmente assistita.</p>
<p>Lo studio ha evidenziato che trasferendo 2 embrioni di qualità diversa, il corpo si sarebbe “concentrato” sull’embrione di qualità inferiore per riuscire ad espellerlo dal corpo. Questo processo avrebbe quindi coinvolto anche l’embrione di qualità superiore e ne avrebbe compromesso l’impianto.</p>
<p>La ricerca è stata presentata alla conferenza annuale del British Fertility Society ad Edimburgo; ha coinvolto 1472 transfer di blastocisti singole e doppie. I transfer sono avvenuti tra Giugno del 2009 e Dicembre del 2013 alla Nurture Fertility clinic di Nottingham. Agli embrioni in questione era stato conferito un grado secondo la scala più utilizzata in ambito delle fecondazioni, ovvero la scala elaborata dal dott. David Gardner negli anni ’90.</p>
<p>Il risultato della ricerca appare abbastanza chiaro. Facendo una comparazione tra il trasferire una singola blastocisti e trasferirne 2 di qualità diversa, in questo secondo caso si ottiene il 27% in meno di probabilità di arrivare ad una gravidanza. Lo studio ha evidenziato anche che trasferire 2 blastocisti di qualità simile non ha avuto effetti sulla percentuale di successo della gravidanza.</p>
<p>Nick Raine-Fenning, direttore del reparto di ricerca della Nurture Fertility clinic, ha dichiarato: “Il nostro pensiero al momento è che un embrione di buona qualità verrà riconosciuto dal corpo e il suo impianto verrà favorito. Al contrario, un embrione di cattiva qualità verrà rifiutato perché l’endometrio lo riconoscerà come non idoneo alla vita. La nostra ricerca evidenzia che decidere di trasferire 2 embrioni di qualità diversa anziché uno solo, potrebbe compromettere l’impianto anche dell’embrione migliore”.</p>
<p>Il dott. Raine-Fenning è un convinto sostenitore del transfer di un singolo embrione per volta. Ha aggiunto anche: “Questa ricerca dimostra palesemente che la qualità è un valore più importante della quantità. Erroneamente i nostri pazienti pensano che effettuare il transfer di due embrioni anziché di uno solo possa portare a maggiori chances di riuscita, ma come potete vedere questo non è vero. E i rischi di trasferirne 2 anziché uno superano di gran lunga i benefici. Speriamo che la nostra ricerca porti alle coppie una nuova consapevolezza e che il tasso di gravidanze multiple possa decrescere andando a favorire un più alto rate di successo per transfer.”</p>
<p>La ricerca ha comunque dimostrato che se una coppia ha a disposizione 2 embrioni di media o scarsa qualità (ma di qualità simile) ha maggiori chance di successo trasferendole entrambe piuttosto che trasferendone uno solo.</p>
<p>La Nurture Fertility clinic è da anni impegnata nella campagna di sensibilizzazione sul trasferimento di un singolo embrione per volta, sono sempre stati solerti nel sostenere che i rischi di una gravidanza gemellare sono molto alti ricordando anche che spesso le gravidanze gemellari terminano in un parto pretermine, che non è mai un bene per i piccoli. Il tasso preciso dei nati prematuri nelle gravidanze gemellari è infatti 6 volte più alto rispetto a quello delle gravidanze singole. E come sappiamo tutti, i bimbi prematuri devono spesso affrontare difficoltà fisiche (tra le quali difficoltà respiratorie, paralisi cerebrali ecc.) che i bimbi nati a termine non devono affrontare.</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p><img class="alignnone size-medium wp-image-282" src="http://www.pcosnonseisola.com/wp-content/uploads/2017/05/img_5604-300x251.png" alt="" width="300" height="251" srcset="https://www.pcosnonseisola.com/wp-content/uploads/2017/05/img_5604-300x251.png 300w, https://www.pcosnonseisola.com/wp-content/uploads/2017/05/img_5604.png 599w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.nottingham.ac.uk/medicine/people/Nick.Raine-fenning">https://www.nottingham.ac.uk/medicine/people/Nick.Raine-fenning</a></p>
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		<title>INVO: incubazione IN VIVO</title>
		<link>https://www.pcosnonseisola.com/2017/03/27/invo-incubazione-in-vivo/</link>
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				<pubDate>Mon, 27 Mar 2017 09:53:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[dott.ssa Roberta Rodà]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Fecondazione]]></category>
		<category><![CDATA[Fertilità]]></category>
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				<description><![CDATA[<p>Arriva da Medford, una cittadina del Maryland, l’ultimo ritrovato in fatto di trattamenti della fertilità....</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>Arriva da Medford, una cittadina del Maryland, l’ultimo ritrovato in fatto di trattamenti della fertilità. La INVO Bioscience ha creato un ha creato un dispositivo che potrebbe rivoluzionare le fecondazioni artificiali.</p>
<p>È notizia risaputa che i trattamenti della fertilità spesso sono costosi, soprattutto se affrontati in centri non convenzionati o al di fuori del Servizio Sanitario Nazionale. Questo problema è riscontrato soprattutto negli Stati Uniti, dove un solo tentativo di FIVET (fertilizzazione in vitro con embryo transfer) o FIVET/ICSI può costare fino a 50.000$ (anche di più se è richiesta la tecnica della diagnosi pre-impianto). La tecnica messa a punto dalla INVO Bioscience permette alle coppie di riuscire a risparmiare saltando uno dei passaggi classici della fecondazione e quindi riuscendo a ridurne i costi.</p>
<p>Questa promettente azienda americana ha messo a punto un dispositivo che, trasferito in vagina, permette di “incubare” gli embrioni per alcuni giorni, evitando quindi di doverli tenere in coltura in laboratorio. Un metodo innovativo che coinvolge maggiormente le coppie nel processo di procreazione medicalmente assistita e che, indubbiamente, lo rende un procedimento più umano e naturale.</p>
<p>Come funziona esattamente questo processo?</p>
<p>La coppia interessata ad affrontare un percorso di fecondazione assistita si rivolge ad un centro che si occupa di riproduzione umana. L’uomo e la donna vengono sottoposti ad accurati esami diagnostici. Dopodiché, con i risultati in mano, il team medico decide come procedere.</p>
<p>Se lo sperma è di buona qualità si può fare un tentativo con questo dispositivo. La donna viene sottoposta ad una leggera stimolazione ovarica per indurre una super-ovulazione (si chiama così l’ovulazione volta a far produrre più ovociti possibili). Una volta raccolti gli ovociti tramite il pick-up, si spostano gli ovociti selezionati insieme allo sperma raccolto in questo dispositivo. Lo stesso viene posizionato in vagina dove rimarrà un paio di giorni per l’incubazione degli embrioni.</p>
<p>L’INVO non è ancora disponibile in Europa, tuttavia i centri di procreazione medicalmente assistita stanno pensando di introdurre il dispositivo a breve.</p>
<p>Se foste interessati a questa nuova tecnica potete contattare direttamente la INVO Bioscience o il centro presso cui siete in cura per parlare di questo innovativo dispositivo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="ZURxw6xwtQ"><p><a href="https://invobioscience.com/about-us/about-invo/">About INVO Bioscience</a></p></blockquote>
<p><iframe title="&#8220;About INVO Bioscience&#8221; &#8212; INVO Bioscience" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted" style="position: absolute; clip: rect(1px, 1px, 1px, 1px);" src="https://invobioscience.com/about-us/about-invo/embed/#?secret=ZURxw6xwtQ" data-secret="ZURxw6xwtQ" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-278" src="http://www.pcosnonseisola.com/wp-content/uploads/2017/03/INVOcell-300x298.jpg" alt="" width="300" height="298" srcset="https://www.pcosnonseisola.com/wp-content/uploads/2017/03/INVOcell-300x298.jpg 300w, https://www.pcosnonseisola.com/wp-content/uploads/2017/03/INVOcell-100x100.jpg 100w, https://www.pcosnonseisola.com/wp-content/uploads/2017/03/INVOcell-600x597.jpg 600w, https://www.pcosnonseisola.com/wp-content/uploads/2017/03/INVOcell-150x150.jpg 150w, https://www.pcosnonseisola.com/wp-content/uploads/2017/03/INVOcell-200x200.jpg 200w, https://www.pcosnonseisola.com/wp-content/uploads/2017/03/INVOcell.jpg 724w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Cosa succede nel post transfer?</title>
		<link>https://www.pcosnonseisola.com/2017/02/06/cosa-succede-nel-post-transfer/</link>
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				<pubDate>Mon, 06 Feb 2017 19:52:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[dott.ssa Roberta Rodà]]></dc:creator>
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								<content:encoded><![CDATA[<p><img class=" wp-image-254 aligncenter" src="http://www.pcosnonseisola.com/wp-content/uploads/2017/01/12182784_718036128326351_7966347954327925248_o-300x217.jpg" alt="" width="605" height="437" srcset="https://www.pcosnonseisola.com/wp-content/uploads/2017/01/12182784_718036128326351_7966347954327925248_o-300x217.jpg 300w, https://www.pcosnonseisola.com/wp-content/uploads/2017/01/12182784_718036128326351_7966347954327925248_o-600x434.jpg 600w, https://www.pcosnonseisola.com/wp-content/uploads/2017/01/12182784_718036128326351_7966347954327925248_o-768x555.jpg 768w, https://www.pcosnonseisola.com/wp-content/uploads/2017/01/12182784_718036128326351_7966347954327925248_o.jpg 1024w, https://www.pcosnonseisola.com/wp-content/uploads/2017/01/12182784_718036128326351_7966347954327925248_o-970x701.jpg 970w" sizes="(max-width: 605px) 100vw, 605px" /></p>
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		<title>Un nuovo trattamento per la fertilità</title>
		<link>https://www.pcosnonseisola.com/2017/02/04/un-nuovo-trattamento-per-la-fertilita/</link>
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				<pubDate>Sat, 04 Feb 2017 19:49:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[dott.ssa Roberta Rodà]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Fecondazione]]></category>
		<category><![CDATA[Fertilità]]></category>
		<category><![CDATA[PMA]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Per milioni di donne che hanno a che fare con la sindrome dell’ovaio policistico concepire...</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.pcosnonseisola.com/2017/02/04/un-nuovo-trattamento-per-la-fertilita/">Un nuovo trattamento per la fertilità</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.pcosnonseisola.com">PCOS NonSeiSola®</a>.</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>Per milioni di donne che hanno a che fare con la sindrome dell’ovaio policistico concepire può essere un’esperienza che spezza il cuore. Ma è arrivata una nuova procedura che può semplificare le cose perché esclude le iniezioni a base grosse dosi di ormoni, fa<span class="m_6640272945116744984gmail-text_exposed_show">tto che riduce drasticamente il rischio di incontrare le molte complicazioni associate ai classici trattamenti ormonali.<br />
“La PCOS è un disordine endocrino che porta le donne affette da questo disturbo a non ovulare con regolarità e ad avere cicli molto variegati” spiega il dottor Jesse Hade, direttore medico del Neway Fertility di New York “Spesso questa sindrome è caratterizzata dalla presenza di ovaie multifollicolari e facilmente visibili durante un’ecografia, oppure da cicli irregolari, oppure ancora quantità elevate di ormoni maschili o ormoni androgeni.”<br />
A Manpreet Sangari, 32 anni, è stata diagnosticata la PCOS dopo mesi che cercava di rimanere incinta senza successo.<br />
“Mi risultava molto difficile riuscire ad ovulare spontaneamente e quindi rimanere incinta. Non sarebbe stato un miracolo, ma ci sarebbe semplicemente voluto molto tempo. La mia ginecologa a quel punto mi suggerì di rivolgermi ad un centro specializzato in fertilità,” dice la Sangari “ Sentire tutto questo mi faceva impazzire perché prima di tutti i miei problemi pensavo che fosse molto più semplice rimanere incinta in modo naturale.”<br />
La signora Sangari richiese un consulto al dottor Hade, che le suggerì la tecnica meno invasiva disponibile, la IUI (inseminazione intrauterina) prima di ricorrere alla fecondazione in vitro (FIVET). La procedura ebbe successo e la signora Sangari e suo marito, il 36enne Sarbdeep Mokha, furono lieti di constatare che la donna era incinta di due gemelli. Ma l&#8217;eccitazione fu breve in quanto poco dopo accadde l’impensabile.<br />
“Ero incinta di 23 settimane quando non so per quale motivo entrai in travaglio e partorii. I bimbi non sopravvissero” dice la Sangari “La procedura in sé fu un successo, quindi la FIVET funzionò, ma la gravidanza terminò con un esito nefasto”.<br />
Tre mesi dopo, quando la Sangari si sentì pronta per ripartire con un nuovo tentativo, il dottor Hade le propose un tipo di trattamento differente chiamato IVM (maturazione in vitro).<br />
“Le donne affette da PCOS sono le migliori candidate per questo tipo di trattamento in quanto sviluppano una grossa quantità di follicoli che contengono a loro volta diversi ovuli non ancora maturi. Si procede prelevando questi ovuli immaturi e li si fa maturare in vitro.” Spiega il dottor Hade.<br />
Con la classica FIVET, solitamente, le pazienti si iniettano medicine a base ormonale per 8/10 giorni per stimolare le ovaie a produrre più ovuli possibili, che successivamente saranno fertilizzati e reimpiantati nel loro utero. Questo procedimento consente di avere un maggior numero di embrioni in salute da poter trasferire.<br />
Il problema è che queste iniezioni a base di ormoni sono abbastanza pericolose per le donne, soprattutto per quelle affette da PCOS che hanno un rischio maggiore di andare in iperstimolazione ovarica (OHSS), una condizione che causa un rigonfiamento significativo delle ovaie, oltre che ritenzione idrica anche grave e tutta una serie di altri problemi. La Sangari ebbe proprio questo problema durante il suo tentativo di FIVET, dunque questo la rese una candidata perfetta per un tentativo di IVM.<br />
“Nella procedura di maturazione in vitro, vengono somministrate alle pazienti delle piccolissime quantità di ormoni per preparare l’endometrio all’impianto,” dice il dottor Hade “Inoltre aspettiamo che l’endometrio raggiunga le sue dimensioni migliori prima di innescare l’ovulazione e raccogliere questi ovuli immaturi.”<br />
Questo trattamento è considerato ancora sperimentale e dunque non è coperto dall’assicurazione (ndr negli Stati Uniti), ma il dottor Hade spera che questa condizione cambi molto presto grazie anche allo studio che sta conducendo sull’IVM.<br />
La signora Sangari fu sottoposta a questo trattamento e nell’ottobre del 2013 è diventata mamma di una splendida bimba, Zoya. Adesso la coppia di coniugi sta pianificando di avere un secondo bambino.<br />
“Speriamo che il dottor Hade ci aiuterà ad avere un secondo bambino,” dice la Sangari.<br />
Per avere informazioni sugli studi condotti dal dottor Hade potete visitare questo sito internet: <a href="http://l.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fnewayfertility.com%2F&amp;h=ATOmtjoZBl1AEnmq5pwp1XzSahpbTRrU6BmUZWAMytGpQOqkiADjV1oJYvF6L8362_MmWxyFDUatZGhUn1ltXdXb7YT-KQ7WLTnlbWwhSHBDYHrXLf0n0PuO8_M_3CVmlOH8&amp;enc=AZPeGlSIABmrDtK1UV6tEQkNzO9f7yBolWCLHJQZBi12zmk819gmI8f2xtKpcopxUR6CSgjnC1qPep30swmtbLLg_nPBTqXcMC2iVA-ViQQgOCNt_wWFDIgrVmsM7sPwIelKuL2dKVib8pTpX9Tah1Q9&amp;s=1" target="_blank" rel="nofollow nofollow noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://l.facebook.com/l.php?u%3Dhttp%253A%252F%252Fnewayfertility.com%252F%26h%3DATOmtjoZBl1AEnmq5pwp1XzSahpbTRrU6BmUZWAMytGpQOqkiADjV1oJYvF6L8362_MmWxyFDUatZGhUn1ltXdXb7YT-KQ7WLTnlbWwhSHBDYHrXLf0n0PuO8_M_3CVmlOH8%26enc%3DAZPeGlSIABmrDtK1UV6tEQkNzO9f7yBolWCLHJQZBi12zmk819gmI8f2xtKpcopxUR6CSgjnC1qPep30swmtbLLg_nPBTqXcMC2iVA-ViQQgOCNt_wWFDIgrVmsM7sPwIelKuL2dKVib8pTpX9Tah1Q9%26s%3D1&amp;source=gmail&amp;ust=1485977558560000&amp;usg=AFQjCNE5nWSqzbn0zSxEikE2BVW43N0f6w">http://newayfertility.com/</a></span></p>
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		<title>Aiutare la fertilità con la medicina tradizionale</title>
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				<pubDate>Thu, 02 Feb 2017 19:37:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[dott.ssa Roberta Rodà]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Fecondazione]]></category>
		<category><![CDATA[Fertilità]]></category>
		<category><![CDATA[PMA]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Trattare la fertilità con l&#8217;aiuto della medicina allopatica (ndr medicina tradizionale) non è mai una...</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>Trattare la fertilità con l&#8217;aiuto della medicina allopatica (ndr medicina tradizionale) non è mai una scelta semplice. Tutti i farmaci sono potenzialmente pericolosi e hanno delle controindicazioni da tenere presente. Oltre alle conseguenza fisiche bisogna altresì pensare a quelle psicologiche e non prendere questa decisione alla leggera.<br />
Se stai avendo difficoltà a rimanere incinta e hai deciso d<span class="m_-1238799038889204304gmail-text_exposed_show">i seguire la via della medicina tradizionale, come primo step dovrai rivolgerti al tuo medico di fiducia esperto in fertilità. Lui chiederà a te e al tuo partner di effettuare un check-up. Questo esame potrebbe includere un controllo alle tube di falloppio (per valutare se sono ostruite o meno) ed un&#8217;analisi dello sperma (spermiogramma ed esame colturale) oltre ad analisi del sangue approfondite. Se questi test determineranno che il problema riscontrato è quello che la donna non ovula per via della PCOS sono disponibili 3 opzioni per affrontare la situazione. E&#8217; importante sapere che tutti questi &#8220;interventi&#8221; sono indicati (e funzionano anche meglio) se la donna in questione non è obesa. L&#8217;obesità è una patologia ed è riscontrata nei soggetti il cui BMI è pari o superiore a 30 (significa che 1/3 del peso corporeo è formato da grasso). Una perdita di peso anche moderata può incrementare l&#8217;esito di questi trattamenti.</span></p>
<p>CLOMIFENE CITRATO:<br />
La prima linea di trattamento è il clomifene citrato, che stimola le ovaie a rilasciare uno o più ovuli. Il clomifene citrato induce l&#8217;ovulazione in circa l&#8217;80% delle donne con la PCOS e circa il 50% di queste donne rimane incinta (dato rilevato entro i primi 6 mesi di trattamento). Nelle donne che assumono questo farmaco l&#8217;ovulazione può essere confermata solo se il ciclo è stato correttamente monitorato (stick di ovulazione, temperatura basale, osservazione del muco, analsi del sangue e controllo ecografico sono i metodi più efficaci, soprattutto se integrati l&#8217;uno all&#8217;altro). Se la prima dose prescritta di clomifene citrato non dovesse funzionare il medico valuterà se è il caso di incrementare la stessa. Alcuni studi (*) hanno dimostrato che la metformina associata al clomifene citrato possono aiutare una donna affetta da PCOS ad ovulare. Un altro studio (**) ha dimostrato che la metformina potrebbe prevenire il rischio di aborto nel primo trimestre. Nonostante a molte donne incinte venga somministrata la metformina, ci teniamo a ricordare che ancora oggi non è stata dimostrata la certezza di questo farmaco in termini di controindicazioni a lungo termine, di conseguenza riflettete bene prima di assumerlo. La metformina contribuisce all&#8217;aumento dell&#8217;omocisteina e l&#8217;incremento di questa può a sua volta incrementare il rischio di aborto.</p>
<p>TERAPIA CON LE GONADOTROPINE:<br />
Questo trattamento medico è indubbiamente più aggressivo rispetto all&#8217;uso del clomifene citrato e si tratta di assumere appunto gonadotropine (LH e FSH). L&#8217;FSH (ormone follicolo stimolante) è usato senza LH (ormone luteinizzante) per le donne con PCOS ed è dato da assumere tramite iniezioni per 7-10 o più giorni. Questo farmaco induce l&#8217;ovulazione in quasi tutte le donne affette da PCOS e porta ad una gravidanza quasi nel 60% dei casi. Tuttavia questi farmaci, oltre ad avere numerosissime controindicazioni, sono molto costosi. Possono inoltre portare una donna ad avere un&#8217;iperstimolazione delle ovaie e produrre gravidanze multiple in quanto più ovuli saranno rilasciati e potranno essere fertilizzati nello stesso momento.</p>
<p>CHIRURGIA OVARICA:<br />
Questo intervento è usato come ultima istanza nel trattamento dell&#8217;infertilità in donne affette da PCOS. Può risultare molto efficace nelle donne che non rispondono alle altre terapie. Questa operazione viene effettuata in via laparoscopica. Viene inserito uno strumento nell&#8217;addome della donna, fino a raggiungere le ovaie. A quel punto si danneggiano le ovaie stesse in 2 modi (distruzione dello stroma ovarico): o meccanicamente e quindi a freddo oppure termicamente e quindi a caldo. Questo danno riduce i livelli di androgeni nelle ovaie e nel corpo portando a maturazione dei follicoli e quindi al rilascio degli ovuli. Le donne affette da PCOS hanno dall&#8217;80 all&#8217;87% di chance di rimanere incinte dopo questo intervento. Normalmente questo intervento fa ricomparire anche le mestruazioni per diversi mesi dopo di esso. C&#8217;è da considerare che questo intervento non è assolutamente privo di rischi (come tutti gli interventi chirurgici). E&#8217; meno efficace nelle donne in sovrappeso e può portare alla formazione di aderenze, perdita di uno o entrambe le ovaie, infezioni ecc.<br />
Ricordiamo anche che gli effetti di questo intervento a lungo termine non si conoscono. Gli ultimi studi ci portano a credere che possa portare ad una menopausa precoce.</p>
<p>(*) Qublan, H et al. &#8220;Metformin in the treatment of clomiphene citrate-resistant women with high BMI and primary infertility: clinical results and reproductive outcome&#8221;, J Obstet Gynaecol. 2005 Jan; 25 (1): 55-9. Heard, M.J. et al., &#8220;Pregnancies following use of metformin for ovulation induction in patients with PCOS&#8221;, Fertil Steril 2002, 77 (4):669-73. E&#8217; stato condotto uno studio su 48 donne con PCOS e infertilità al Baylor College of Medicine. Prima gli è stata somministrata della metformina e 19 di queste hanno ricominciato a mestruare ed ovulare. 10 delle altre hanno avuto bisogno di integrare il clomifene citrato alla metformina per poter ovulare. 20 donne su 48 (42%) sono rimaste incinte, 7 di loro hanno abortito.<br />
(**)Jakubowicz, D.J. et al., &#8220;Effetcs of metformin on early pregnancy loss in the PCOS&#8221;, J Clin Endocrinol Metab, 2002, 87 (2): 524-9. Ricerca dall&#8217;ospedale venezuelano di Caracas dove sono state osservate 65 donne a cui è stata somministrata la metformina durante la loro gravidanza e 31 a cui non è stata somminastrata. L&#8217;aborto entro le 12 settimane di gestazione nel gruppo che assumeva il glucophage è stato dell&#8217;8,8% contro il 41,9% nelle donne che non assumevano il farmaco.</p>
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